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Cinecittà Studios

 

La storia

I momenti storici che hanno segnato la vita di Cinecittà fin dal 1937

La Città del Cinema più famosa che esiste è un mito che dal 1937 continua a fabbricare sogni ed emozioni attraverso i suoni e le immagini.

Cinecittà Studios  nasce a nove chilometri dal centro di Roma. I lavori per la sua costruzione iniziano il 26 gennaio del 1936 per terminare dopo 457 giorni. L'inaugurazione degli Studios avviene il 28 aprile del 1937 alla presenza del capo del regime fascista Benito Mussolini.

L'idea di costruire la più grande città del cinema in Europa fu di Luigi Freddi, capo della Direzione Generale per la Cinematografia dell'epoca e nasce dal desiderio di ricostruire la prima fabbrica del cinema italiano, gli stabilimenti della vecchia Cines, distrutta da un incendio nel 1935.  Il progetto fu affidato all'ingegnere Carlo Roncoroni e all'architetto Gino Peressutti.

Inizialmente, su una superficie di 600.000 mq, sorgono 73 edifici comprensivi di 16 teatri di posa, 40.000 mq di strade e piazze, 35.000 mq di giardini e di tutti i reparti tecnici necessari per la produzione e realizzazione di film: dal primo ciak fino alla stampa della prima copia. Si tratta di un complesso totalmente autosufficiente. L'impulso dato da Cinecittà Studios alla produzione nazionale è notevole: nel 1943, in soli sei anni di attività degli Studios, vengono realizzati circa trecento film.

 immagine per cinecittà la leggenda, da brochure

Scenografia del film
"Guerra e pace", di 
King Vidor

Dopo gli anni difficili della guerra, quando gli spazi di Cinecittà Studios si trasformarono in luogo di stanziamento delle truppe, la Città del Cinema ritrova la forza di rinascere come la Fenice dalle sue ceneri e si riapre una stagione ricca delle produzioni più celebri al mondo.

Negli anni Cinquanta, con l'arrivo dei cineasti americani, Cinecittà Studios si merita l'appellativo di Hollywood sul Tevere e le sue potenzialità vengono utilizzate per la costruzione di grandi set come quelli di "Quo vadis?" (1949), diretto da Melvyn LeRoy, o di "Ben Hur" (1958), diretto da William Wyler.

Negli anni Settanta a Cinecittà Studios si apre un'altra stagione che ancora oggi lascia il segno artistico: esplode il fenomeno Fellini a Cinecittà, Luchino Visconti con le sue realizzazioni, i capolavori di Zurlini, di Ettore Scola e Pier Paolo Pasolini, di Comencini, di Ferreri, di Petri, con la conseguente risonanza a livello mondiale del cinema italiano.

Contemporaneamente gli Studios e le attrezzature vengono rinnovate e aggiornate, fino alla recente costruzione del Digital, il reparto di post-produzione che opera con le più moderne tecnologie digitali. Viene acquisito da Kodak il Cineon, un sistema integrato per il trasferimento digitale da pellicola ad elettronico e da elettronico a film dopo le manipolazioni di effetti digitali. Anche l'attività di restauro trae un notevole impulso dalle nuove tecnologie.

Verso la metà degli anni Novanta Cinecittà Studios subisce una profonda trasformazione istituzionale, diventando da ente pubblico a realtà privata. Ben sei soci gestiscono oggi Cinecittà Studios, facendone una vera e propria impresa: Cinecittà Holding S.p.a., Aurelio De Laurentiis (Filmauro S.r.l.), Diego della Valle (Gimar S.r.l.), Vittorio Cecchi Gori (Cecchi Gori Group Fin.Ma.Vi. S.r.l.), Orium S.A, FinCine S.p.A. Negli ultimi anni sono stati investiti più di venti milioni di euro, alcuni dei quali hanno contribuito alla creazione di Cinecittà Digital.

Il  presidente di Cinecittà Studios, Luigi Abete, ha affermato: "Con uno slogan potrei dire: ora c'è un'impresa prima c'era un'azienda. L'impresa è un'azienda che ha come riferimento il mercato ed un bilancio economico e sociale positivo".


 

 
   
 
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